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Priorità

La riapertura delle scuole fino alla prima media è una decisione che lascia sperare di aver imboccato la strada del graduale “ritorno alla normalità”.
Ripartire dai più piccoli è una priorità valoriale condivisibile.
Una decisione ancor più significative se messa in relazione alla conferma delle “chiusure” di numerose attività produttive e del divieto di spostarsi, a fronte delle solite rivendicazioni di chi cavalca irresponsabilmente i problemi reali e distorce gli inevitabili sacrifici.
Sacrifici ascrivibili alla pandemia, non al governo di turno.
Il governo di turno ha il dovere di lottare contro la pandemia per sconfiggere il virus prima possibile, operando con determinazione e prudenza affinchè la vaccinazione di massa e le misure di contenimento del contagio siano tali da scongiurare nuove ondate e nel contempo favorire il graduale ritorno alla “normalità”.
tempi non possono essere dettati da ciò che questo o quel politico promette e rivendica, come se la salute e la vita delle persone fossero nella disponibilità di chi governa.
I tempi delle riaperture dipendono dall’andamento della pandemia e dagli effetti che questa produce nel sistema sanitario e ospedaliero, non da valutazioni soggettive.
Draghi è stato chiaro: “si decide in base ai contagi”.
Le polemiche inutili seminano sfiducia nelle istituzioni, che invece vanno rivalutate come presidio di garanzia dei diritti dei cittadini e di quello primario alla salute garantito dalla nostra legge primaria che è la Costituzione.

Chi governa ha il dovere di tutelarla e di rafforzare il benessere collettivo, non come obiettivo scollegabile dal bisogno di creare sviluppo e ricchezza da distribuire equamente, bensì come scelta di campo per un modello di sviluppo incentrato sul primato della persona.
Solo in questo caso si potrà parlare di sviluppo sostenibile e di coesione sociale.
La cultura istituzionale è cosa diversa dalla incessante campagna elettorale basata sulla sistematica strumentalizzazione dei problemi e delle difficoltà del Paese.
Era ed è impossibile fronteggiare un nemico subdolo come il Covid con misure perfette da tutti i punti di vista, sia a livello centrale che nelle regioni.
Proprio per questo c’era e c’è bisogno di collaborazione, non di stupida competizione.
Il Presidente della Campania De Luca che tenta di trattare direttamente per acquistare in (e dalla) Russia il vaccino Sputnik suscita sconcerto e fa riflettere sulla cosiddetta “autonomia differenziata” delle regioni.
In Lombardia non va meglio.
Dopo aver scaricato ingiustamente sull’Azienda Regionale per l’Innovazione e gli Acquisti (ARIA) la responsabilità di non aver saputo programmare la vaccinazione degli over 80, Fontana, Moratti e Bertolaso rimangono al loro posto illudendosi di aver tacitato l’opinione pubblica con questa mossa che capovolge la verità dei fatti.
Paga chi non è stato messo nella condizione, di eseguire, al posto di chi ha deciso ma non ha avuto l’onestà di riconoscere di aver sbagliato.
Non si è verificato il “chi sbaglia paga” sollecitato impropriamente da Salvini, come se la giunta regionale fosse al suo servizio, ma l’esatto contrario.
Al danno recato ai cittadini lombardi, si aggiunge la beffa nei confronti degli incolpevoli lavoratori di ARIA, preoccupati per il loro futuro.
Continua l’utilizzo politico di una Istituzione che appartiene a tutti, con risultati negativi che pagano i cittadini lombardi.
A livello nazionale continua ad emergere una situazione articolata e frammentata che nella vaccinazione  ha dato luogo a discutibili criteri di priorità a danno degli anziani e dei cittadini fragili, di cui ha parlato lo stesso Presidente del Consiglio Draghi.
Dare la priorità e rispettare le priorità ha a che fare con i valori che dovrebbero accomunare tutti e attorno ai quali rimodellare il futuro dell’Italia cogliendo l’irripetibile opportunità Recovery fund.
In America Biden sta dimostrando cosa vuol dire governare l’emergenza sanitaria, economica e sociale nell’interesse superiore della collettivitá.
Draghi non è l’uomo dei miracoli e nessuno gli chiede di esserlo.
Peraltro opera in condizioni diverse e con poteri più limitati rispetto a quelli del Presidente americano.
Il nostro Presidente del Consiglio ha però una caratteristica che lo rende garante di una svolta riassumibile in due parole: serietà e credibilità.
Qualcosa si è mosso, qualcosa si sta muovendo in questa direzione.
Non è la risposta ai nostri annosi problemi, che non riguardano solo l’urgente bisogno di sconfiggere la pandemia.
È però la migliore premessa possibile affinchè lo si possa fare, appunto, con serietà e credibilità.
Virtù quanto mai necessarie per uscire dalla pandemia nel migliore dei modi e nel contempo orientare la ripresa economica all’insegna di un modello di sostenibilità che  giorno dopo giorno, investimento dopo investimento, misura dopo misura, contratto di lavoro dopo contratto di lavoro, collettivo di categoria o aziendale, possa delineare la società inclusiva di cui hanno bisogno le future generazioni.

G.G.

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