Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

giovanni foto 200 2019 trasp

Sulla riforma della Giustizia

La giustizia è un ideale verso cui tendere, che non si realizza mai.
Rispecchia i limiti, le imperfezioni e le contraddizioni degli umani che la strutturano e la amministrano.
Nessun popolo può farne a meno. Non per nulla le sentenze si emettono in suo nome: cioè di tutti e di nessuno in particolare.
Qualunque sistema di giustizia rispecchia i valori, gli interessi e il contesto generale, che, grazie al cielo, non è più solamente nazionale.
Per tale ragione dev’essere coerente con la Costituzione italiana e i trattati internazionali di pari valore.
La riforma della giustizia di cui tanto animatamente si sta discutendo nelle ultime settimane e che sembra in dirittura di arrivo, su impulso del Governo Draghi e della Ministra Cartabia, va valutata alla luce della storia e della realtà del nostro Paese.
Non è una “schiforma” come sostiene il direttore del Fatto Quotidiano.
I giudizi decontestualizzati servono solo a favorire l’immobilismo e l’interminabile durata dei processi, la cui riduzione è nell’interesse di tutti i cittadini, non (solo) perché ce lo chiede l’Europa.
La gente per bene, tuttavia, chiede che la riduzione dei tempi non vada a scapito della finalità della giustizia, misurabile nella quantità e qualità delle sentenze, non certo nel numero dei processi che muoiono (prescrizione camuffata) per decadenza dei termini.
In tal caso è giustizia negata. Questo è il risultato dell’ improcedibilità per decorrenza dei termini.

giovanni foto 200 2019 trasp

Parlare chiaro è doveroso

Di fronte alla situazione “critica” nella quale si trovava (e ancora si trova) il Paese, il Presidente del Consiglio è stato chiaro e necessariamente crudo.
Draghi ha detto che “l’appello a non vaccinarsi è un appello a morire”.
A morire oppure a “far morire” le persone più fragili, contagiate da altre magari più giovani e robuste che prendono il Covid perché seguono l’irresponsabile consiglio a non vaccinarsi di qualche deputato che lo sconsiglia agli under 40.
Inoltre Draghi aggiunge che “senza vaccinazione si deve chiudere tutto di nuovo”.
L’effetto dichiarazioni di Draghi, unitamente alla istituzione della certificazione di avvenuta vaccinazione (green pass) è stato immediato, con simultaneo spiazzamento dei politici alla Salvini e alla Meloni che sul Coronavirus, fin da inizio pandemia, hanno preferito fare calcoli politici piuttosto che dare priorità alla tutela della salute e della vita delle persone.
Questa era la situazione pericolosa di fronte alla quale si trovava il governo e sulla quale oggi protestano i “no vax” più ostinati che arrivano a parlare di dittatura sanitaria capovolgendo il significato tra ciò che cura e protegge e ciò che espone ad ammalarsi fino alle estreme conseguenze.
La vita economica e sociale del Paese va avanti, i grandi eventi internazionali come le olimpiadi -sia pure senza pubblico presente- non si fermano, anche se il Coronavirus continua a colpire, soprattutto dove non trova lo sbarramento della avvenuta vaccinazione.

giovanni foto 200 2019 trasp

Non esiste la libertà di fare del male agli altri

Se oggi il Coronavirus fa meno paura di prima è solo perché la campagna di vaccinazione ha sviluppato i suoi benefici effetti su una parte della popolazione, che giorno dopo giorno aumenta.
Sul fatto che i vaccini prodotti in tempo record, grazie alla scienza, alla tecnologia e alla collaborazione (anche se non del tutto virtuosa) tra pubblico e privato, abbiano avuto un effetto liberante, non ci sono dubbi.
Anzi, il come e il perché siano stati raggiunti ottimi risultati così velocemente, come la sola logica del mercato e della concorrenza renderebbe impossibile, dovrebbe costituire motivo di riflessione rispetto ai modelli di sviluppo sostenibili di cui c’è bisogno, salvaguardando il bene prezioso della libertà.
La quale tutto è tranne che banale riduzione all’individualismo egoistico, come vediamo nella vita di tutti i giorni.
Cosa vuol dire per gli altri costruire abusivamente, inquinare l’aria e le acque, frodare il fisco e non pagare i contributi sociali a favore dei lavoratori?
Questa non è libertà. È violazione dei diritti personali, sociali e civili di altre persone, è illegalità, tradimento della Costituzione.

giovanni foto 200 2019 trasp

Diritto al lavoro con diritti, adeguatamente retribuito

Quando queste righe giungeranno a destinazione l’Italia sarà campione o vicecampione d’Europa di calcio, dopo aver disputato la Finale con l’Inghilterra nel mitico Stadio Wembley di Londra, stracolmo di spettatori (senza mascherina), nonostante l’imperversare della variante Delta.
Notte magica, uno o più goal a nostro favore?
Questo lo sapremo dopo il fischio finale dell’arbitro; comunque in finale ci siamo andati e questo vuol dire che non siamo gli ultimi della classe, anzi.
La partita più grande, però, quella che riguarda la vita di tutti, e in particolare di quelli che per vivere hanno bisogno di lavorare, è la partita del cambiamento della politica economica e sociale.
Una partita speciale al centro della quale c’è il lavoro con la sua polivalenza di significati, non riducibili al solo conteggio del numero di persone che risultano occupate o disoccupate, per andare oltre il dato statistico e la sua drammatica evidenza: disoccupazione di massa, milioni di famiglie povere, lavoro nero, irregolare e volutamente precario.
Questo è il paese reale nel quale siamo immersi.
Questa è la realtà da risanare, certo non dall’oggi al domani (sarebbe pura demagogia), mediante una concertazione dialettica, all’interno della quale ciascun attore della vita nazionale, il Sindacato tra questi, deve fare la sua parte.