In ricordo di Giuseppe Fruggiero

Ho conosciuto Giuseppe Fruggiero nei primissimi anni 70, quando, grazie allo Statuto dei diritti dei lavoratori ancora fresco di stampa, conquistato dalle forze progressiste, il sindacato entrava (spesso per la prima volta) nelle aziende del “commercio” a fare l’”assemblea”.
Io ero un giovanissimo sindacalista, lui un giovane lavoratore della COMIFAR, azienda della distribuzione all’ingrosso del farmaco, con sede in via Melchiorre Gioia.
Un’azienda con centinaia di dipendenti, sindacalmente combattiva.
Giuseppe Fruggiero e Carmela Barletta, entrambi milanesi acquisiti come me, mi diedero fiducia e si iscrissero alla UILTuCS, che in realtà allora si chiamava UIDATCA, prima di fondersi con la UILAMT che raggruppava i settori riconducibili al CCNL del Turismo.
La fiducia fu ricambiata qualche anno dopo, quando, dopo essere stato eletto Segretario Generale della categoria, gli proposi di venire a lavorare a tempo pieno nell’organizzazione, in aspettativa sindacale.
In quarant’anni circa di lavoro comune ho potuto conoscere e apprezzare sia la persona che il sindacalista.
Fru era una persona seria, un sindacalista responsabile, di quelli senza i quali il sindacato non potrebbe esistere.
Di quelli che rappresentano dignitosamente i lavoratori e infondono fiducia nei colleghi e in chi guida l’organizzazione. Una fiducia che va ripagata attraverso la memoria viva del nostro percorso e di “cio” che rappresentiamo, aldilà delle “carriere” personali e dei ruoli che occupiamo.
Una memoria sempre e comunque riconducibile a ciò che rende gli esseri umani uguali nella dignità, che passa attraverso il lavoro.
Giuseppe Fruggiero visse il senso di appartenenza con lealtà e sofferenza, nei momenti in cui le vicende politiche e le scelte sindacali andavano in direzione opposta ai nostri ideali, come oggi capita a chi deve fronteggiare e subire una crisi senza precedenti che disorienta eppur tuttavia richiede coraggio e assunzione di responsabilità.
So distinguere la retorica vuota di significato da qualcos’altro e pertanto mi sento di dire che concepì la UILTuCS come una seconda famiglia.
Se c’è collegamento tra il cielo e la terra, al nostro Fru giungeranno i nostri pensieri, le nostre carezze, il nostro grazie personale e corale.
E comunque, nel fiume della vita, la “goccia Uomo” che egli fu, sempre sarà.
Il tuo amico Giovanni, che non ti ha potuto dedicare tutta l’attenzione che meritavi, ma ti ha sempre voluto bene.



