Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

Guerra agli evasori? Non basta dichiararla, bisogna vincerla.

È davvero strano che abbiamo dovuto aspettare il “tecnico” Monti per invitare la Televisione Pubblica a non chiamare “furbetti” gli evasori, ma con termini più appropriati al loro comportamento disonesto. Questo simpatico presuntuoso di cui l’Italia purtroppo ha avuto bisogno per riparare guasti che vengono da lontano e subentrare a un governo che stava portando il paese allo sbaraglio, sta dimostrando di essere più politico di tanti politici improvvisati che lo hanno preceduto, benché espressione di una scuola di pensiero che esalta le virtù del mercato ma fa ben poco per ripulirlo dalle storture che producono danni umani e sociali incalcolabili. Chi era e rimane convinto che all’Italia servisse una brusca svolta, alla luce di un’emergenza che rischiava di travolgerci, ritiene altrettanto necessario il positivo utilizzo dei sacrifici che passa attraverso una effettiva equità fiscale. Questa non potrà mai esistere finchè l’evasione viene tollerata e gli evasori trattati da amici elettori... Il Presidente Monti dimostri di voler bene all’Italia, adottando misure “irreversibili” anche attraverso, se necessario, l’istituto dell’”esproprio” motivato. Altrimenti passerà alla storia come capo d’un Governo che ha messo i conti sotto controllo, ma evitando di far pagare il giusto ai ricchi a dismisura e agli evasori. Una cosa non facile ma possibile, che un simpatico presuntuoso come Lui dovrebbe dimostrare di saper/voler fare. Se è “bravo” lo dimostri togliendo a chi deve e restituendo a chi ne ha bisogno e lo merita.

G.G.

Il ruolo del sindacato, anche in tempo di crisi

In tutte le condizioni - di crisi o di sviluppo, in azienda e nel sociale, nella contrattazione e nel confronto con le istituzioni pubbliche -, il sindacato esercita un ruolo. È un punto fermo della democrazia che la globalizzazione a forte impronta finanziaria ha messo in discussione. Serve una Europa più unita ed equilibrata in grado di recepire la cultura del lavoro, del welfare e dei diritti che tutelano la dignità dei lavoratori e dei cittadini. Il sindacato deve stare in questa in questa nuova e più impegnativa dimensione come soggetto del rinnovamento e della coesione sociale. Servono leaders nazionali ed europei illuminati e credibili, progressisti per definizione, fortemente responsabili, orientati allo sviluppo sostenibile e alla valorizzazione del lavoro che crea ricchezza da distribuire equamente e servizi utili ai cittadini. In questa ottica non si può essere progressisti senza essere responsabili, ma non si può essere responsabili, nel sindacato, senza essere progressisti. Il resto è flatus vocis. Anche in tempo di crisi.

G.G.

Pena di morte in Texas: anche per i disabili mentali . . .

Negli ultimi anni si è rafforzata la tendenza verso l’abolizione della pena di morte, grazie agli ideali umanitari coltivati da sparute minoranze illuminate capaci di comunicare e argomentare con intelligenza e determinazione. Sono 17 gli Stati americani che l’hanno abolita e a novembre è previsto un referendum (strumento discutibile riguardo a un simile problema) in California. La strada tuttavia è ancora lunga e faticosa se è vero che, a fronte di “numeri” ridotti, il mattatoio umano continua in diversi paesi e stati dove i diritti umani non vengono rispettati e spesso nemmeno le garanzie processuali. Sconcerta e sconvolge che in Texas (e non è la prima volta), si condanni a morte un disabile mentale con “la maturità accertata di un bambino di 6 anni”. Il solito afroamericano, vittima fin dalla nascita di drammatiche condizioni famigliari e sociali che fanno parte della “normalità” di quel grande paese, che merita rispetto e ammirazione per tante altre cose ma non per questa che lo accomuna alle più feroci dittature. Si chiamava Marvin Wilson, ci dice che il progresso non è lineare e definitivo, ma di continuare a crederci . . .

G.G.

Ilva di Taranto: cosa suggerisce l’intervento della Magistratura

L'intervento della magistratura all'acciaieria Ilva di Taranto per disastro ambientale ripropone il problema della responsabilità sociale di ogni singola impresa nei confronti, in particolare, dei lavoratori e del territorio circostante. Il lavoro in cambio della salute e della sicurezza rientra in una concezione estrema della competitività che usa la Persona e il bene pubblico (ambiente) anziché considerarli come valori primari sui quali costruire e misurare la qualità dell’impresa, dello sviluppo e del lavoro. Oggi è possibile e doveroso mettere la moderna tecnologia al servizio della salubrità degli impianti e dell’ambiente di lavoro. Il Decreto Legislativo 81/2008 è un formidabile strumento di ispirazione e portata europea che non abbiamo ancora imparato a utilizzare, sia per la mancata collaborazione di varie controparti che tentano di minimizzarne il significato, sia per una carente funzione di Governo (soprattutto passato) che per bocca di un suo ministro definì la legislazione sulla sicurezza un lusso che non possiamo permetterci. L’esatto opposto della responsabilità che occorre assumersi per tutelare il bene primario della salute in ogni luogo di lavoro

G.G.