Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Menzogne mal-destre sul tetto del contante

“Così più evasione e criminalità”
Lo afferma un economista di Harvard, Kenneth Rogoff, che ha scritto un libro dall’eloquente titolo, “La maledizione del contante”, il quale sostiene, con dati e argomenti alla mano, suffragati dalla vita reale, che “le forme più odiose di criminalità, dal terrorismo internazionale ai traffici di droga, donne, migranti, sono finanziate in contanti”.
Tutti abbiamo il dovere di combattere questi fenomeni che in Italia sono particolarmente gravi, in primo luogo il governo, che invece ha deciso di andare in direzione opposta.
A gennaio 2023 era previsto l’abbassamento da 2 mila a mille euro di tetto al contante, sicuramente ci sarà l’innalzamento, non ancora deciso, si dice a 5 mila.
Cifre che non riguardano certamente i lavoratori e i pensionati.
Non è esattamente quello che serve all’Italia per sanare le sue ferite sociali, le sue carenze strutturali, i suoi storici squilibri.
Favorire l’economia sommersa in una situazione già fortemente deteriorata è una scelta sconcertante che non aiuta la sicurezza e la regolarità sul lavoro, espone l’Italia anche dal punto di vista degli aiuti condizionati del Recovery plan.
Una decisione che fa capire tante cose.
Facciano come meglio credono, hanno il vento in poppa, è il loro momento, anche grazie al disgraziato comportamento di quei politici che godono di più a dividere e fare sgambetti, pur di contare personalmente, che a collaborare e condividere decisioni e strategie per il bene del Paese e delle future generazioni.

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Non è Tina Anselmi, non è Nilde Iotti, valuteremo serenamente

Quanto nuovo o quanto vecchio, “futurista” e retrogrado, stabile o traballante sarà, lo scopriremo vivendo.
Comunque la si veda, augurare buon lavoro al governo presieduto da Giorgia Meloni, è una buona cosa.
Facciamolo volentieri, senza nulla togliere alla distanza politica e culturale che esiste tra noi e la destra che da oggi, sabato 22 ottobre 2022, è chiamata a governare l’Italia.
Facciamolo pur in presenza di forti dubbi sulla qualità politica di non poche persone che lo compongono, “tecnici compresi”, che magari ci stupiranno.
Facciamolo con la sia pur remota speranza che gli eredi del fascismo possano chiudere definitivamente con la storia di quel drammatico ventennio, sposando senza riserve la Costituzione sulla quale hanno appena giurato.
Prima era una previsione, adesso il governo di destra è realtà concreta con la quale rapportarci senza pregiudizi, da organizzazioni sindacali che hanno il compito di rappresentare al meglio e unitariamente i lavoratori in questo momento così difficile e complicato, come ha chiaramente ribadito il Congresso Nazionale UIL di Bologna.
Il Presidente della Repubblica Mattarella ha messo la “maggioranza parlamentare” nella condizione di governare subito e pienamente, senza nemmeno un giorno di vuoto e di pericolosa incertezza, anche grazie al comportamento istituzionalmente impeccabile, fino all’ultimo momento, del Presidente del Consiglio uscente, al quale, anche per questo, va il nostro sentito ringraziamento.

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Non è un pezzo di carta

La Costituzione non è un pezzo di carta. Va attuata e non cambiata.
Lo ha affermato solennemente la Senatrice a vita Liliana Segre nel suo discorso/testamento ricco di storia e di significato, con il quale ha dato il via alla prima riunione del Senato con la quale si è inaugurata la XIX legislatura della nostra Repubblica.
Non è un pezzo di carta, ha detto, ma il testamento di centomila morti caduti nella lunga lotta per la libertà; una lotta che non inizia nel settembre del 1943 ma che vede idealmente come capofila Giacomo Matteotti, rapito e assassinato dalle squadre fasciste nel 1924.
Centomila perlopiù giovani operai, intellettuali, uomini e donne del popolo che hanno guidato la mente e il cuore di chi l’ha materialmente scritta per non dimenticare e per costruire una società a misura di persona, delle persone.
La similitudine politica e ideale con il XIII Congresso Nazionale della UIL è evidente, nei contenuti e nell’impostazione progettuale.
La Storia non è solo un susseguirsi di personaggi e grandi avvenimenti passati che gli esperti mettono in ordine e “raccontano” ciascuno a modo suo.
È un enorme insieme di fatti e azioni che nel mondo del lavoro sono dialettici per loro natura e mirano, da parte sindacale, a realizzare coesione e giustizia sociale.
Quella che allora fu negata con la violenza e oggi si tenta di ridimensionare attraverso una stratificazione del mercato del lavoro che mistifica il valore in nome di una competitività che si nutre di lavoro semischiavistivo e sottopagato.

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Guerra, lavoro, carovita e diritti

Quando peggiora l’economia aumentano i problemi sociali, cala l’occupazione, diminuiscono le risorse.
A maggior ragione le scelte devono essere oculate, sia per incidere sulle cause, sia per agire sugli effetti.
La crisi energetica ci mette difronte a mesi difficili e preannuncia un 2023 senza crescita e forse con qualche trimestre in recessione tecnica.
Per un Paese fortemente indebitato come l’Italia il ricorso a nuovi “scostamenti di bilancio” è quasi inevitabile, ma devono avere finalità condivisibili, incompatibili con gli aiuti a pioggia alle imprese che non creano nuova occupazione ma li tramutano in profitti.
In aggiunta a interventi mirati sul caro bollette, l’eventuale taglio del cuneo fiscale deve andare tutto ai lavoratori, in aggiunta, non in sostituzione, degli aumenti contrattuali, altrimenti diventa una furbesca partita di giro a favore delle imprese e per assurdo anche di quelle che sfruttano i lavoratori mediante retribuzioni chiaramente incostituzionali.
A una situazione straordinaria si risponde con misure altrettanto straordinarie, altrimenti è certo che si va incontro a una brutta crisi sociale.
Il segnale più evidente è l’aumento di famiglie e imprese che non ce la fanno a pagare le bollette, con molte persone che non riescono nemmeno ad acquistare il minimo indispensabile. Insomma, aumenta la povertà.
Il tempo delle risposte è adesso, ma si comincia a percepire qualche tentativo di scaricabarile tra il governo uscente e quello subentrante, che incide anche sulla tempistica delle misure da adottare.