Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Congresso e congressi in tempo di pandemia e guerre

Quanto più le situazioni sono difficili e complesse, tanto più dobbiamo riscoprire le radici dell’umanesimo illuminato e progressista come risposta al presente orientamento progettuale.
Prima il coronavirus,poil’inimmaginabile guerranel cuore dell’Europa, di cui l’Ucraina ormai è parte, per scelta libera e di libertà, hanno prodotto un incremento immediato della povertà e del numero di persone che faticano o non ce la fanno.
L’abnorme aumento delle bollette e del carburante ha indotto il governo a varare un decreto per attenuarne gli effetti su famiglie e imprese, ma in realtà serve qualcosa di più e di meglio per salvaguardare il potere d’acquisto degli stipendi e migliorarlo, tenuto conto che quelli italiani sono tra i più bassi d’Europa.
Tra le cose che servono ci sono i rinnovi dei contratti nazionali di categoria  che danno copertura alla generalità dei lavoratori e delle lavoratrici, ferma restando l’importanza strategica della contrattazione diretta nelle grandi e medie imprese, dove è necessario verificare la coerenza dello sviluppo sostenibile rispetto alla tanto sbandierata nuova frontiere di un capitalismo responsabile che non si ponga  solo l’obiettivo del profitto.
È una sfida da accettare e attivamente coltivare.
Quanto mai opportuna in tempo di congressi, bilanci, riflessioni e programmi, che la guerra complica e cambia, come si evince dalla concorde decisione degli Stati europei di allinearsi sul 2% del Pil da dedicare alle spese militari, a seguito  di una invasione militare che tenta di giustificarsi con la minaccia altrui, che  in realtà rivela il volto della forza bruta che non accetta la libertà delle persone e dei popoli.

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Con il cuore a Firenze, per la pace

Chi non vuole la pace?
Continua quella che Putin chiama “operazione militare speciale”, per nascondere al “suo” popolo, ai suoi cittadini, la verità.
Dittatura e censura vanno di pari passo
Aumentano di giorno in giorno i morti, anche tra i giovani soldati russi mandati allo sbaraglio.
Cresce la sofferenza, si intensificano i bombardamenti che per lo più colpiscono i civili.
Anche bambini. Senza pietà.
Si forma, di momento in momento, quello che sarà il tragico inventario di una guerra che fa prevalere le ragioni della forza anziché la forza della ragione che conduce alla pace.
La quale non è solo assenza di guerra, ma rispetto reciproco nella uguale dignità tra persone e popoli che si riconoscono gli stessi diritti.
Firenze, con la manifestazione di Sabato, è una città del mondo che, assieme a tante altre, chiede il cessate il fuoco immediato all’aggressore che ha deciso di invadere l’Ucraina.
Lo chiede pur sapendo che il potere decisionale è in mano a una persona che si affida più alle armi che agli ideali di libertà e giustizia, negati al “suo” stesso popolo.
Idee e ideali che rifiuta e tenta di rimettere in discussione attraverso il “sostegno attivo” al nazionalismo che lo imita e lo mitizza, come ha fatto quel “poveraccio” di Salvini che molti considerano (consideravano?) un leader e che in Polonia ha rimediato una sonora batosta per mano del Sindaco di Przemysl che gli ha messo sotto il naso la maglietta con la quale esaltava Putin.

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Guerra e Pace

La guerra è sempre violenta e distruttiva.
Chi si difende dalla guerra, inevitabilmente anche con le armi, non va messo sullo stesso piano di chi invade ed aggredisce.
Il perché quella scatenata dalla Russia con l’invasione dell’Ucraina stia provocando conseguenze planetarie, rientra nella complessità della geopolitica, rispetto alla quale è inutile avventurarsi in giudizi senza averne “titolo”.
Questo non significa che non abbiamo nulla da dire e da fare.
La guerra non ha nulla di moderno, riconduce alla logica tribale del più forte in armi che sottomette il perdente, costi quel che costi in vite umane, sofferenza procurata e distruzione.
Moderna e catartica è la pace, come ben sanno gli italiani e gli europei che hanno vissuto la tragica esperienza del nazifascismo e oggi considerano scandalosa la guerra che la Russia ha scatenato contro un Paese che, a larga maggioranza, si sente europeo e virtualmente fa già parte della nostra Unione.
Chi è per la pace non può limitarsi a dichiararsi contro la guerra.
Deve “attivarsi” senza fomentare sentimenti di odio e antistorici nazionalismi che, come la storia insegna, sono la premessa logica della guerra.
È inutile mettersi a ragionare con chi rifiuta il valore insuperabile della convivenza nella libertà e nella democrazia e al suo posto fa parlare carri armati e missili, costringendo gli aggrediti a fare altrettanto per difendersi.

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Per la democrazia e la libertà

L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Lo dice l’art.11 della nostra Costituzione.
Per questa ragione siamo vicini e al fianco del popolo ucraino, ma non contro la Russia e i russi.
Siamo e ci sentiamo avversari irriducibili della oligarchia che governa questo grande Paese in nome di falsi valori che nascondono giganteschi interessi e ricchezze private generate con la corruzione e la violenza di stato.
La quale impedisce ai cittadini anche di manifestare, con sistemi brutali e uso sistematico del carcere.
Anche i cittadini russi sono vittime di questo sistema di potere che da ormai vent’anni fa capo a Putin e alla cerchia ristretta che lo esprime.
I popoli sono sempre vittime della guerra.
Per questa ragione siamo contro chi la dichiara in nome di falsi valori e pericoli inventati per giustificare la sua messa in pratica come sta succedendo in Ucraina.
Una guerra di aggressione in nome della pretesa inaccettabile secondo la quale i Paesi confinanti con la Russia non sono liberi di aderire all’Unione europea e alle sue alleanze militari.
C’è stato un tempo in cui si giustificava tutto in nome della contrapposizione ideologica, ma oggi non è più così.
La contrapposizione oggi è sui diritti umani, tra Paesi autoritari e illiberali che li negano e Paesi che hanno fatto i conti con il loro tragico passato -anche se in maniera imperfetta -, che li assumono e li mettono a fondamento della convivenza.