giovanni foto 200 2019 trasp

Figli e figliastri, confusi e “forti” con i deboli

Nel contesto europeo il governo in carica ha già sperperato in poche settimane la credibilità riconquistata negli ultimi anni e, pur di fare sponda ad Orban che in Ungheria non rispetta lo stato di diritto, rischia un amaro e costoso isolamento.
Sull’”emergenza migranti”, per adesso, abbiamo ottenuto solo l’effetto contrario e deteriorato i rapporti con Francia e Germania.
Effetto negativo che si ripercuote anche in altri settori vitali, come si evince dall’accordo diretto tra questi due paesi sull’Energia che affossa (definitivamente?) la triangolazione con l’Italia costruita faticosamente nell’ultimo anno.
A breve, in questo clima deteriorato, toccherà alla Legge di Bilancio 2023, che delinea un Paese ancor meno coeso di quanto lo sia adesso.
Altro che patriottismo, unità e sovranità nazionale.
La manovra finanziaria delinea un deterioramento complessivo della società italiana ben lungi dalle dichiarazioni pubbliche del governo e di quanti lo rappresentano.
Si torna indietro.
Soprattutto sul piano civile e culturale, oltre che sociale, rispetto a un modo di intendere lo sviluppo economico incentrato sul lasciar fare che promuove e l’individualismo a scapito della solidarietà, delle risposte strutturali, collettive inclusive.
Questa è la realistica prospettiva se non si mette in movimento, nel Paese, la forza sindacale unitaria, costruttiva e propositiva, rappresentata da CGIL CISL UIL.
La regressione si materializza nel confuso e cattivo utilizzo delle scarse risorse disponibili, in alcune misure che sembrano studiate apposta per favorire l’illegalità, l’evasione e il lavoro nero, come l’aumento del contante a 5 mila euro.

La reintroduzione dei buoni lavoro (voucher) da 10 euro l’ora, di cui solo 7,5 netti per il lavoratore, senza null’altro “pretendere”.
Aumentando per le imprese dell'Agricoltura, Servizi alla persona, Lavoro domestico, Hotel, Restaurant, Cafè/Catering il limite annuo precedente dei 5.000 euro, fino a 10.000 euro.
Somma che corrisponde a un part-time abbondante di mille ore l’anno e diventa un incentivo a non assumere regolarmente.
L’opposto del modello spagnolo che rivaluta il rapporto di lavoro a tempo indeterminato.
In un contesto fortemente deteriorato come quello italiano il voucher rappresenta la tipica misura che svalorizza il lavoro umano e lo rende commerciale.
Preoccupa non poco, inoltre, la preannunciata cancellazione del reddito di cittadinanza a decorrere dal 2024, con forti limitazioni fin da subito e in particolare per i cosiddetti occupabili, termine che dovrebbe riferirsi a condizioni oggettive e soggettive coerenti con l’obiettivo della piena occupazione (delle persone occupabili) e degli investimenti che ne sono il presupposto.
Quanto cristianesimo (urlato ed esibito) c’è nell’abbandonare le persone e le famiglie a sè stesse?
Quanta lungimiranza c’è nel rilanciare una concezione dell’economia e dello sviluppo lontana dalla sostenibilità ambientale e sociale?
Non si investe in futuro a partire dal presente, si prospetta un 2023 economicamente difficile.
Si sa che esiste il bubbone della precarietà e dello sfruttamento di milioni di lavoratori sottopagati, eppure si adottano misure che renderanno due volte vittime molte persone, giovani e donne in particolare.
Da un lato non troveranno il lavoro (che non c’è), dall’altro saranno additate come persone che ne approfittano, associate a quelle che lo fanno veramente perché non funzionano i controlli e i filtri istituzionali.
Il reddito e un livello proporzionato di protezione sociale per vivere dignitosamente, sono necessari e corrispondenti al livello di civiltà, moralità e solidarietà presenti nella nostra Costituzione.
Ben venga il rafforzamento di servizi per l’impiego che favoriscono l’incontro tra domanda e offerta di lavoro, ma non si può trovare quello che non esiste e bisogna anche smetterla di caricare i giovani di responsabilità che non hanno e non dire mai una parola chiara nei confronti delle imprese e degli imprenditori che i giovani li sfruttano o li fanno scappare per effetto del troppo che chiedono in cambio del poco che offrono.
L’unità nazionale non è un concetto meramente geografico.
Riguarda la cittadinanza, l’insieme dei diritti e dei doveri che rende vivo il concetto di uguaglianza.
Se questo non si materializza nella legge di bilancio dello Stato, vuol dire che viene meno qualcosa di importante, di basilare.
Quando si parla di livelli essenziali delle prestazioni (LEP), occorre ricordare che si tratta di quei servizi e quelle prestazioni che lo Stato deve garantire in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, in quanto consentono il pieno rispetto dei diritti sociali e civili dei cittadini. Chiaro?
E occorre altresì ricordare che essenziale non significa minimo o minimale.
È l’”errore” che si commette anche quando si parla di salario minimo sganciato dal diritti normativi di rango costituzionale ed egualitario che appartengono a tutti i lavoratori, tutt’altro che presenti nei ripristinati voucher o in altre soluzioni pasticciate. Servizi e prestazioni che si materializzano principalmente nella Sanità, nella Scuola e nella Previdenza, nei sistemi di informazione e comunicazione e altre istituzioni comunque riconducibili alla lettera e allo spirito della Costituzione, sulla quale chi governa giura.
La dignità nazionale è una cosa importante, ma non la si difende alzando la voce nei confronti di supposti nemici esterni per distrarre l’attenzione dai problemi interni.
Essa viene meno clamorosamente quando si trattano da figli e figliastri i cittadini italiani attraverso un trattamento fiscale diversificato, non giustificabile da nessun punto di vista.
Si tratta di iniquità eretta a sistema.
Con quale faccia tosta parlano di Patria, Nazione e Unità nazionale?
Riguardo al settore nevralgico della Sanità c’è poi da notare il taglio effettivo in termini reali.
Infatti, a fronte di una inflazione cumulata nell’ordine del 22-23% nell’arco di quest’anno e di quello prossimo, e tenuto conto del caro energia che prevede maggiori costi, l’incremento nominale di 2 miliardi per il 2023 equivale a una perdita secca sostanziale che rischia di abbassare la quantità e la qualità del Servizio Sanitario Nazionale a favore dei cittadini.
Non siamo tra quelli che si lasciano impressionare dagli slogan e non pensiamo ci siano governi che fanno tutto male o tutto bene.
La prima manovra del governo Meloni va valutata razionalmente, alla luce delle risorse disponibili e del come orienta la sua politica economica e sociale, civile e culturale, tenuto conto delle conseguenze che ogni singola misura produce nella vita delle persone e delle famiglie, dei lavoratori e dei pensionati presenti e futuri, del Paese nel suo insieme.
Un governo che discrimina apertamente i cittadini, mediante un trattamento fiscale di favore nei confronti delle categorie autonome, che si propone di fidelizzare elettoralmente, attraverso un criterio di autentica ingiustizia sociale, tradisce nel vero senso della parola i lavoratori dipendenti e le persone più deboli.
Siamo oltre la destra e la sinistra, siamo dentro l’utilizzo spregiudicato del potere fine a sè stesso.
L’orientamento del governo è chiaro, stupisce che un Segretario Generale come Luigi Sbarra possa dire che è “una manovra condivisibile nel consolidamento delle reti di protezione, da rafforzare su salari e lavoro”.
Vogliamo dividere i lavoratori come il governo divide e discrimina i cittadini?

G.G.