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Fiducia nelle Istituzioni, nella “nostra Costituzione"

Di tanto in tanto piovono statistiche dall’interno e dall’Europa che ci confermano cose risapute.
Si commissionano nuovi studi per sapere cose che da tempo imprecisato sono evidenti, come se ci si volesse allontanare dalla cause del lavoro povero e non indicarle chiaramente a chi ha il dovere di fornire risposte.
Servono davvero in Italia 3,2 milioni di lavoratori a tempo determinato?
Chi ne abusa?
Non si può sbagliare. Dove c’è una lavoratrice o un lavoratore c’è un’impresa.
A cosa serve una commissione di esperti che fotografa quello che già sappiamo?
Non si vuole capire che è tempo di agire, che siamo già in ritardo, che non decidere serve solo a peggiorare la situazione come confermano ancora una volta i dati Eurostat con l’Italia al penultimo posto, davanti solo alla Romania, per giovani lavoratori a rischio povertà.
Si conferma la volontà che i giovani vanno pagati poco a prescindere dal lavoro che svolgono e di quanto spesso sgobbano, con ripercussioni al ribasso sull’intero sistema; si nega il valore della Costituzione quando si subordina una retribuzione dignitosa a variabili che la negano, come abbiamo potuto constatare con il 6,6% di incremento del Pil del 2021, ma nessun miglioramento sulla stabilità occupazionale.

Fino a quando si mettono sullo stesso piano le vittime della precarietà e del lavoro semischiavistico noto a tutti, e i soggetti che la utilizzano per trarne vantaggio, il problema non si risolverà mai.
Oggi siamo alle prese con le le urgenze del momento, ma il problema dei problemi dell’Italia è il lavoro, da affrontare con approccio moderno e alla luce dello sviluppo tecnologico, ma da affrontare senza perdere altro tempo per una economia amica del pianeta e delle persone.
L’Europa ha rinviato nuovamente la decisione sul prezzo massimo del Gas (price cup), con disappunto del nostro Presidente della Repubblica Mattarella, che ha ricordato quanto sia importante agire in tempo per evitare che un problema governabile diventi complicato, aumenti il costo della sua soluzione se lo si rinvia continuamente.
Il governo si dichiara comunque fiducioso, ma intanto imprese e famiglie rischiano grosso o già adesso non ce la fanno più, con incertezza e malessere che si prolungano.
Che fare?
Governare bene. Affrontando razionalmente i problemi e prevenendoli, nei limiti del possibile, con “approccio” adeguato, con equilibrio e composta fermezza nei confronti di tutti.
Il decreto aiuti per 12-13 miliardi deve comunicare questo al paese, anche riguardo alle responsabilità delle forze politiche che lo bloccano/ritardano perché privilegiano chiaramente il loro interesse nella confusa campagna elettorale, che si preannuncia come l’ennesima occasione persa.
Non tanto per l’esito che ci potrà essere, quanto per l'assenza di una progettualità generale da collegare alla riconversione economica e allo sviluppo sostenibile che riassuma il risanamento ambientale e una nuova idea di giustizia sociale inclusiva.
Vinca chi deve vincere queste elezioni senza storia, i problemi rimangono intatti nella loro consistenza e gravità, con la differenza, tutta da vivere e sperimentare, con animo forte e senza pregiudizi, che non si vede con quale credibilità sia possibile, visto che a livello internazionale ne serve tanta.
L’opportunismo tattico, funzionale a come fregare meglio i “nemici” al momento giusto, può funzionare in campagna elettorale, non quando si governa a nome e per conto di un grande paese come l’Italia.
Ci siamo già passati, è meglio tenerlo a mente.
Ai modesti “capi partito” che si apprestano a vincere le elezioni -amici dichiarati dei nostri nemici dichiarati-, hanno spianato la strada quelli che a parole si dichiarano avversari, ma in realtà antepongono a tutto il loro protagonismo personale e, sulla politica economica e sociale, sono più liberisti che giustificano il lavoro povero, che laburisti per il lavoro dignitoso e ragionevolmente tutelato.
Vedremo quali saranno gli sviluppi dopo il 26 settembre, dobbiamo avere fiducia nelle istituzioni che finora ci hanno salvaguardati dall’avventurismo politico che, di tanto in tanto, in Italia si ripropone e di cui, in questo momento storico, farebbe parte la proposta di presidenzialismo.
Un Presidenzialismo di cui nessuno avverte la necessità, che sarebbe un misto confuso di sovranismo e autonomia differenziata, nel momento in cui c’è bisogno di più Europa e politiche condivise, sia per il risanamento ambientale, sia per tutta una serie di cose che richiedono coerenza e sintonia tra il locale e il globale, tra il regionale e il nazionale, tra i singoli Paesi e l’Europa.
Patria dei diritti e dei valori che i falsi patrioti tendenti come Orban e i suoi amici politici, non riconoscono.
Patria non è un concetto geografico, non è un territorio, è l’opposto del razzismo.
Patria è umanità altrimenti non è.
Ci si abitua a tutto, ma stavolta bisogna stare veramente attenti e, per quanto ci riguarda, continuare a svolgere il nostro lavoro con equilibrio, senso di responsabilità e nel contempo determinazione.
Grazie al cielo alla Presidenza della Repubblica abbiamo una figura di comprovata fede democratica e lealtà assoluta sia alla lettera che allo spirito della Costituzione.
Che non esclude, anzi implica che nel tempo si possano fare delle modifiche non essenziali, bensì funzionali al rafforzamento delle parti essenziali, come si è fatto recentemente con l’integrazione dell’art. 9, a tutela dell’ambiente e nell’interesse anche delle future generazioni.
Stiamo vivendo un paradosso destinato a durare, che consiste nel chiedere al Presidente del Consiglio sfiduciato di agire come se non lo fosse stato e di fare da garante anche per il dopo, nell’interesse del Paese.
In un modo o nell’altro, si capisce che l’Italia va incontro a mesi ed anni difficili che possono prendere direzioni diverse, a seconda di come saranno affrontati i problemi.
Nei giorni scorsi Mattarella è stato chiaro sulle sanzioni alla Russia. Chi verrà dopo non pensi di potersene discostare tanto facilmente.
Presto capiremo meglio la differenza tra sovranismo reazionario e sovranità nazionale all’interno di una casa comune i cui pilastri sono i diritti umani che altri non riconoscono.
Il problema dei problemi del nostro paese rimane il lavoro che anche il governo Draghi non ha saputo/potuto/voluto affrontare dal punto di vista del necessario riequilibrio, per realizzare il quale non serve “un colpo al cerchio e uno alla botte” che lascia le cose come stanno.
Servono scelte politiche e linguaggio di verità nei confronti di chi genera la precarietà per trarne vantaggio.
Mettere sullo stesso piano le vittime della precarietà e chi ne usufruisce i vantaggi è sbagliato e profondamente ingiusto.

G.G.