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Bisogno di misura e di equilibrio

C’è tanta esagerazione, rabbia, confusione, violenza verbale, odio anche dichiarato.
Un paziente che al pronto soccorso urla a un medico di colore di non toccarlo, è qualcosa di più di un episodio isolato.
Le ingerenze di un noto politico russo che invita a votare contro il governo italiano, appesantisce ulteriormente il clima politico, già problematico di suo.
Sembra quasi un miracolo che nei posti chiave del nostro Paese ci siano persone con la schiena dritta che non si lasciano influenzare e parlano chiaro, come ha fatto, anche recentemente, Mattarella a proposito della “scellerata” guerra della Russia all’Ucraina.
Il cielo “sopra di noi” segnala cattivo tempo, non solo perché passiamo dalla siccità alle trombe d’aria, alle frane e agli allagamenti, con morti e disastri.
Adesso, dopo ormai 6 mesi di guerra, si aggiungono altre gravi preoccupazioni per una centrale nucleare a rischio.
Per la situazione economica e sociale che potrebbe peggiorare in tempi relativamente brevi.
Per la pandemia che sale, scende e risale ma continua a colpire e a condizionare la vita del Paese.
Per la brutta campagna elettorale che fa seguito alla cattiva crisi di governo, la quale, forse, farà capire in ritardo d’averla combinata grossa.
Insomma, i problemi sono veramente tanti e complessi. Come finiranno le elezioni, dal punto di vista della effettiva governabilità, nessuno lo sa, benché le previsioni siano chiare.

Schieramenti più apparenti che reali, posizionamenti, convenienze, ipocrisie, personalismi esasperati, populismo ed estremismo ancor più diffusi delle apparenze (vorrà pur dire qualcosa l’accusa di populismo del centrista di sinistra Letta al centrista “un po di qua e un po di la” Calenda), sono più compatibili con la frantumazione e la difficile governabilità che con il bisogno di governare bene il Paese in un passaggio storico come quello che stiamo vivendo.
Cosa poteva capitarci peggio di una pandemia e di una guerra dichiarata al “mondo di cui facciamo parte”?
Eppure qualunque cosa divide e contrappone in modo strumentale sia gli schieramenti che le “correnti” al loro interno.
Uno scenario che lascia immaginare solo accordi di potere sulle spalle del Paese, costretto a vivere per mesi nell’incertezza su tutta una serie di problemi interconnessi di natura economica e sociale, rispetto ai quali il fattore tempo è decisivo.
La vera cultura di governo, che è anche istituzionale, non manca solo agli “altri”, si è immiserita in senso generale nel corso del tempo e oggi ne paghiamo le conseguenze.
Gruppi dirigenti che definire di modesto livello è già un complimento.
Questa è la realtà con la quale dobbiamo fare i conti, qualunque sia lo “schieramento” vincente, che non è detto uscirà chiaramente dalle urne.
Ci si continua a illudere di vincere a colpi di immagine e frasi a effetto che fanno parte della vecchissima politica, per la semplice ragione che i contenuti, la sostanza dei problemi e delle cose, la formazione politica vera e la cultura istituzionale non sono surrogabili da alcunché.
Il populismo irresponsabile è figlio di questo fenomeno che viene da lontano e ha fatto breccia anche all’interno di mondi ad esso estranei che non hanno saputo respingerlo, anzi lo hanno cavalcato pensando che vincere o perdere riguardasse le persone e gli schieramenti, non il metodo democratico e i contenuti.
“Una riforma al mese” promessa in passato da un giovanissimo capo di partito e di governo che è riuscito nell’impresa di rottamare anche sè stesso, di sfasciare e farsi odiare come e più di quanto non meriti, è un esempio classico di lotta sbagliata al populismo e modo di relazionarsi presuntuoso che non portano da nessuna parte.
Si confonde l’intraprendenza, la furbizia, la lingua sciolta, con le cose concrete e insostituibili di cui le persone, i cittadini, i lavoratori e i pensionati hanno bisogno per vivere il più serenamente possibile.
Proprio quello che manca in questa crisi che dura da troppo tempo, attorno alla quale si affollano tanti medici (politici) che sono loro stessi malati da curare.
La “tregua” del governo Draghi doveva servire anche a favorire un rinnovamento delle forze politiche, ma non è stato così. Il Paese comunque ha bisogno di essere governato e di fare scelte importanti, il Sindacato a maggior ragione deve portare avanti la sua “piattaforma sociale” in piena autonomia.
Per chi vive di lavoro, spera nel lavoro o negli ammortizzatori sociali, non è un bel momento.
Sia per l’inflazione che si mangia una parte del reddito, sia per il timore che possa perfino peggiorare, sia per il proposito di alcune forze politiche di abolire il reddito di cittadinanza, sia perché milioni di persone se la passano male, o molto male, per effetto di retribuzioni misere e “regole d’ingaggio” che fuoriescono dalla legge e dalle tutele dei CCNL sottoscritti dalle organizzazioni sindacali realmente rappresentative.
Così non si può andare avanti.
Il rischio è di tornare ulteriormente in dietro, da tutti i punti di vista.
Esserne consapevoli è importante.

G.G.