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25 Aprile: partigiani della libertà per sempre

Celebrare e rinnovare la memoria del 25 Aprile significa essere consapevoli di quanto sia importante la libertà, che in Italia fu riconquistata a seguito della Liberazione dal nazifascismo che, con la violenza, l’aveva soffocata.
Questo fu ed è per sempre il 25 Aprile 1945.
Spartiacque storico, culturale, civile e umano, tra violenza e convivenza, partito unico e democrazia, libertà politica, religiosa e associativa o camicie nere per obbligo.
Spartiacque quindi, tra delirante teorizzazione del razzismo da una parte e uguaglianza nei diritti e nei doveri fondamentali tra le persone dall'altra.
Il ritorno alla libertà non è una festa tra le tante ma quella più grande che un popolo possa concepire e, per tale ragione, si celebra, si rinnova e memorizza nella coscienza collettiva, nelle istituzioni e nella nostra Costituzione.
La quale, in tempo di pandemia, è bene ricordare che rappresenta l’anti-virus senza scadenza per proteggerci da quello che il compianto Umberto Eco definì Fascismo Eterno.
Fascismo che può cambiare il colore della camicia, le forme e gli strumenti, anche più moderni, ma è sempre potere che schiaccia domina e sottomette, perciò da impedire e prevenire.
Per questa ragione, in democrazia, i poteri non possono essere mai assoluti, ma limitati e bilanciati.
E, per la stessa ragione, è importante avere memoria proattiva di ciò che l’Italia e gli italiani avevano perso e poi riconquistato e meglio strutturato, dopo aver pagato un prezzo altissimo al fanatismo fascista che con la violenza squadristica si era imposto e aveva “gestito” l’Italia per un ventennio, come una cosa di sua proprietà.

Violenza squadristica significa vigliaccheria organizzata a scopo politico.
Una vigliaccheria di cui il delitto Matteotti è tragica testimonianza nelle pagine della Storia.
Una Storia che, purtroppo, non si spiega con la dovuta profondità morale nelle scuole e nemmeno nelle università italiane.
Ai giovani bisogna raccontare con parole semplici cos’era e com’era l’Italia sotto la dittatura fascista.
Che i diritti di cittadinanza di cui godono non sono caduti dal cielo e che, se oggi sono sanciti e garantiti da una Costituzione, lo si deve in primo luogo alla determinazione con la quale tante persone credettero in una società libera, aperta e democratica, fino al sacrificio estremo della propria vita.
Milano è piena di lapidi che lo ricordano, Roma, di pietre d’inciampo con lo stesso significato.
Persone e giovani partigiani che credettero in una società aperta nella quale non si è sudditi ma cittadini con diritti fondamentali uguali, senza distinzione di credo politico o religioso, etnia o orientamento sessuale.
Il che significa che strada da fare ce n’è ancora tanta, in Italia, in Europa e nel mondo, perché riconquistare la libertà non significa realizzare la società giusta dall’oggi al domani.
La libertà riguarda lo spirito e la carne delle persone: libertà di pensare, fare e agire: libertà dal bisogno senza la quale è impossibile pensare, fare e agire liberamente.
La dignità dell’essere umano, di ogni persona, è rispettata e tutelata solo in una società coesa e inclusiva in cui strutturalmente non sia negata a nessuno la libertà dal bisogno da cui tutto il resto dipende e di cui il lavoro è conditio sine qua non.
La storia ci insegna, in relazione alle dittature, che la disoccupazione di massa è sempre una precondizione pericolosa che demagoghi, avventurieri e populisti sfruttano per realizzare la loro sete di potere, inventando nemici che ci dovrebbero essere fratelli, mai rimettendo in discussione gli squilibri e le autentiche ingiustizie che le causano.
Non c’è modo migliore di celebrare e festeggiare il 25 Aprile che continuare a lottare, nelle condizioni nuove che il contesto nazionale e internazionale ci offre, per la società inclusiva che solo modelli di sviluppo cooperativi e valoriali possono favorire.
Con questa ottica, tutt’altro che retorica, celebriamo, ricordiamo e rinnoviamo la memoria della Liberazione del nostro Paese dal nazifascismo, ovvero dal “male assoluto” (definizione di Papa Wojtyla) che generò con la sua violenza inumana eretta a sistema.
In questo senso siamo partigiani della liberta per sempre.
Mai e poi mai equidistanti, neutrali, indifferenti e “apolitici” di fronte a teorie e pratiche che negano l’umanità alla radice.
Ma non basta essere contro.
Bisogna essere e battersi per costruire, giorno per giorno, tutti i giorni, in ogni occasione -per noi sindacalisti in ogni contratto e luogo di lavoro, pur con gli strumenti limitati che abbiamo a disposizione-, una società che include e non discrimina.
Questo ci ha lasciato il 25 Aprile 1945, questo è il significato permanente che, anno dopo anno, si rafforza e attualizza, pur di fronte al rischio di una riduttiva interpretazione della Libertà e della Liberazione derivante dall’indiscutibile depauperamento dei valori che il consumismo e altri fenomeni hanno generato.
La pandemia sarà sconfitta e superata, dobbiamo essere fiduciosi.
Il fascismo latente, demone sempre presente, no.
Per ciò è nato il costituzionalismo, abbiamo una Costituzione e una Carta europea dei diritti.
Per questo ci sentiamo partigiani della libertà per sempre, orgogliosi di essere cittadini italiani ed europei, per la Patria dei diritti che ci rende uguali e irriducibilmente umani.

G.G.


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