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Flat tax: come gabbare i poveri a vantaggio dei ricchi

In attesa delle candidature collegio per collegio, lista per lista, la campagna elettorale procede senza esclusione di colpi, nel disperato tentativo di vincere le elezioni attraverso le promesse irrealizzabili che mettono in evidenza il profilo politico e culturale di chi le fa. Oggi l’Italia tutto si può permettere tranne che spese senza adeguate coperture, ma nel caso dell’aliquota fiscale unica il problema  è anche e soprattutto di giustizia sociale, di rispetto della Costituzione che all’art. 53 esclude una tassazione dei redditi uguale per ricchi e poveri. Questi e non altri sarebbero le vittime predestinate di una simile misura che provocherebbe senza alcun dubbio la demolizione dello Stato sociale faticosamente costruito nella seconda metà del novecento, a vantaggio di un modello di sviluppo senza qualità, imperniato su una crescita che accentua gli squilibri strutturali del Paese.

Tutti sanno che una riduzione dissennata delle tasse non genera sviluppo e occupazione come si sosterrebbe. Lo dimostra il fatto che Obama ha lasciato la presidenza degli Stati Uniti d’America con la disoccupazione al suo minimo storico, senza bisogno di regalare soldi a chi ne guadagna già abbastanza e spesso troppi, come invece sta facendo Trump. Tesi e luoghi comuni che si fanno passare come risposte ai problemi occupazionali esistenti, ma in realtà è vero il contrario, e cioè che si tramutano in incremento dei profitti che solo marginalmente vengono reinvestiti nello sviluppo produttivo. Il fine giustifica i mezzi? A prescindere da fatto che nella nostra civiltà il come si raggiunge un determinato risultato è importante quanto il risultato stesso -come nel mondo del lavoro non si sta facendo da fin troppo tempo, nei confronti di lavoratrici e lavoratori palesemente discriminati-, nel caso della Flat Tax sarebbe clamorosamente sbagliato sia il mezzo che il fine. Altro che “misura rivoluzionaria destinata a rilanciare il Paese”, come sostiene chi lo ha già governato malissimo. Siamo di fronte a una proposta di organica ingiustizia sociale che, nei fatti, costituisce un attacco alla democrazia sostanziale. Il contrasto con la tassazione progressiva dei redditi è evidente, così come sono chiare le conseguenze negative che deriverebbero al sistema di sicurezza sociale faticosamente costruito e che, semmai, richiede maggiori e non minori risorse. Cosa dimostra il reddito di inclusione destinato a una sola parte delle famiglie in gravi difficoltà, se non questo? Più che rivoluzionari (verrebbe da ridere, se la cosa non fosse preoccupante), Berlusconi e Salvini hanno in mente un modello di sviluppo e di società imperniato su un mix di misure a somiglianza di una tassazione che rende impossibile l’inclusione sociale delle persone fragili. A livello previdenziale sono già state adottate in passato misure che hanno fatto confluire nell’INPS i fondi pensione dei dirigenti d’azienda in grave deficit, adottando al contrario il criterio della solidarietà. Chi lo ha fatto? Questo scombinato centrodestra che vuole tornare a governare. Che Dio ce ne scampi e liberi, ma il pericolo è reale, come reali sono, grazie al cielo, gli anticorpi presenti nelle tanto bistrattate istituzioni nazionali ed europee che, allo stato, costituiscono l’argine più importante di contrasto al populismo demagogico, alla destra reazionaria e anticostituzionale che rifiuta di condividere le responsabilità. Qualcuno deve pur governare l’Italia e certamente non sarà più una maggioranza parlamentare fittizia derivante da un legge elettorale “squilibrata”. Oggi non è facile per nessuno fare accordi o sancire rotture dolorose, come si vede in entrambi gli schieramenti e un po meno in quello degli “extraterrestri” che entrano ed escono dall’euro con una facilità impressionante, che non s’alleano con nessuno ma “faranno di tutto” per assicurare un governo al Paese… “L’impoverimento generale della politica e dei suoi motori è sotto gli occhi di tutti, in Europa ed in Italia in modo clamoroso e penoso”. Lo sostiene il Presidente emerito Giorgio Napolitano. Impossibile non essere quanto meno preoccupati, ma è doveroso avere fiducia nelle “nostre” istituzioni e… darsi da fare per aiutare l’Italia a uscire dalla sua specifica crisi politica che dura da fin troppo tempo...

G.G.

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