Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Umanità differenziata: altro che autonomia differenziata

Il governo vuole riformare l’Italia attraverso una autonomia differenziata di segno opposto al riequilibrio strutturale di cui ha bisogno e per il quale lo stesso Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è stato concepito.
L’autonomia è una cosa seria, importante, non è il contrario di una politica di sviluppo economico e sociale unitaria imperniata sulla sostenibilità.
Uno sviluppo che diventa impossibile se ogni regione va per conto proprio su temi che incidono sulla vita delle persone come il lavoro, la sanità, la scuola, la formazione e la sicurezza, i trasporti, l’energia, le infrastrutture, i porti e gli approvvigionamenti, con una frammentazione di competenze opposta al bisogno di tenere insieme e di “competere” a livello internazionale.
Un modo di intendere l’autonomia foriero di iniquità che andrebbero ad aggiungersi agli squilibri già esistenti.
Ne verrebbe fuori un insieme confuso di staterelli al posto del rafforzamento dell’Italia unitaria nel contesto di un rinnovato spirito europeo.
Chi li garantisce i servizi connessi alla piena attuazione dei diritti civili e sociali sull’intero territorio nazionale?
Come minimo andrebbero escluse scuola e sanità. Avamposti di autentica cultura civile e sociale unificante.
Determinare LEA (livelli essenziali di assistenza) e LEP (livelli essenziali delle prestazioni) sulla carta, senza la certezza di adeguati finanziamenti, è un inganno.
Qualcuno parla di autentica truffa.

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La Memoria tradita dalla guerra. Nazismo ieri, diritti e libertà oggi

Se l’essenza della memoria non è solo ricordo di fatti accaduti, ma monito perenne e rinnovata volontà di non precipitare nuovamente in situazioni e meccanismi che generano “l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso” (questa è la definizione di genocidio adottata dall’ONU), la guerra tra Russia e Ucraina, che di fatto va ben oltre i confini di questi due Stati, la tradisce.
Quello del 2023 è il primo giorno della memoria che in Europa si è celebrato in costanza di una guerra che ci coinvolge da molteplici punti di vista e ci costringe a fare scelte difficili di fronte alle quali mai avremmo voluto trovarci.
I pro o contro la presenza di Zelensky a Sanremo sono poca cosa rispetto ai pro o contro l’invio delle armi all’Ucraina, ma confermano in ogni caso da che parte sta un Paese come l’Italia che ripudia la guerra ma è “costretto” a partecipare al conflitto a sostegno di uno dei due Paesi.
La Memoria è strettamente legata al genocidio prodotto dal nazifascismo e dalle folli teorie della razza che lo hanno connotato, rispetto alle quali la Russia ha meriti storici che nessuno può mettere in discussione.
Meriti documentati consegnati alla storia in nome dei quali, oggi, Putin giustifica la sua “operazione militare speciale” che mira ad “annientare e denazificare l’Ucraina”.

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Più partecipazione, più Sindacato, più spinta dal basso

Diventa sempre più difficile capire dove sta andando il mondo, e nel mondo l’Europa, e nell’Europa l’Italia.
Anziché la pace sembra prospettarsi una escalation militare che ripropone il problema dell’invio di nuove e più potenti armi all’Ucraina, la quale aspira non solo a difendersi dai russi ma ad attaccare per vincere la guerra e riprendersi la Crimea.
Cosa ipotizzabile solo con il massiccio e compatto aiuto dei paesi Nato.
Siamo all’opposto della tregua, del cessate il fuoco, dei negoziati e della primavera di pace auspicata da tutte le persone di buona volontà. Se la finalità ultima è vincere la guerra.
Scenari terribili in termini di conseguenze a catena, dai quali speriamo ci si possa allontanare prima possibile, ma purtroppo realistici e ulteriormente catastrofici.
Scenari che accentuano la complessità nella quale l’Europa e i singoli Paesi sono costretti a muoversi, anche se è una situazione che contribuiscono a co-determinare con le loro scelte.
Cosa fa e dove va l’Italia? Bella domanda.
C’è chi dice che è ancora presto, che bisogna lasciarli lavorare.
Ma se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, ce n’è abbastanza per capire che siamo di fronte a una situazione che può cambiare in peggio l’Italia nel segno delle cose che questo governo ha iniziato a fare e ha preannunciato.
Nel campo del lavoro, tanti pesi e tante misure.
Con atteggiamento favorevole e tollerante verso le imprese, anche irregolari che producono illegalità, nero e precariato, verso gli autonomi e le partite iva, ai quali si fanno regali togliendo risorse dalle tasche e dalla bocca dei lavoratori e delle persone bisognose.

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Coltivare la speranza, creare giustizia sociale

L’assuefazione al peggio è la condizione psico esistenziale che conduce alla rassegnazione.
Una condizione di fronte alla quale la coscienza si ribella, soprattutto quando il peggio è rappresentato dalle dittature, dalla violenza legalizzata e dalle guerre, che spesso coincidono.
Un esempio di eccezionale valore è quello del popolo iraniano che lotta, nonostante la violenta e spietata repressione di cui è vittima.
Mattarella è stato insolitamente poco diplomatico nei confronti del “governo” di Teheran, al quale ha manifestato “sdegno e indignazione per la violenta repressione in atto in Iran”.
Impiccano ragazzi e oppositori, arrestano e torturano chi manifesta, organizzano processi illegali e chiamano cultura questa barbarie.
Chiamano religione questa violenza.
Altro che sovranità nazionale e accuse al solito “occidente” di propalare notizie false e di voler imporre la propria cultura.
Siamo presi dai nostri problemi, dal nostro carovita che non dà tregua, ma non possiamo e non dobbiamo disinteressarci di problemi che sembrano lontani ma che, in realtà, ci riguardano.
Il mondo è più che mai connesso e interdipendente per sfere di influenza che fanno ricadere su tutti le conseguenze di ciò che viene deciso e/o si manifesta lontano (apparentemente) da noi.
La guerra e i conflitti di ogni genere lo dimostrano.
Estraniarsi è una pia illusione, il prezzo della benzina solo in parte dipende da noi, anche se il governo ci ha messo del suo per fare aumentare il prezzo e scaricare sui benzinai la responsabilità.