Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Europa

L’Europa c’è.
C’è e ci sarà. Non perché conviene a pochi privilegiati ed ai cosiddetti euroburocrati, ma perché la stragrande maggioranza dei cittadini si rende conto che sarebbe peggio lasciarla o distruggerla.
Molto meglio lavorarci dentro per cambiarla, rendendola più democratica e sociale e facendo scaturire miglioramenti per il lavoro, per il welfare, per la sicurezza e l’ambiente, più sicura e prospera, come mai potrebbe esserlo attraverso l’autarchia proposta dai nazionalisti che oggi si definiscono sovranisti.
Lo dimostra, ad abundantiam, il disorientamento, se non il pentimento, della maggioranza dei cittadini del Regno Unito che sentono la brexit come un problema piuttosto che come soluzione di quelli supposti o reali.
Ormai mancano poche settimane alle elezioni, è il momento in cui tutti devono assumersi le proprie responsabilità.
Il futuro non è figlio di nessuno, bensì del nostro spingere la storia verso una direzione o l’altra: più umanesimo o chiusura autoritaria, più diritti e uguaglianza o muri e discriminazioni, più tolleranza o intolleranza, più propensione alla sintesi che tiene insieme o malintesa concezione di un’autonomia che non ha più senso da molteplici punti di vista.

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Brexit? Da soluzione a problema: un classico del populismo

La storia insegna che per rompere e dividere non servono grandi idee.
Basta inventarsi dei nemici e andare contro a testa bassa, come fanno i demagoghi e i sovranisti reazionari nei confronti dell’Europa.
Come hanno fatto i responsabili di una brexit tanto assurda quanto impraticabile nei termini e nei tempi previsti da quelli che si sono battuti per ottenerla.
È ancora presto per tirare le somme, ma finora emerge chiaramente che si è creato e non risolto un problema.
Certo che l’esito di un voto regolare va rispettato. Ma in questa paradossale vicenda politica hanno pesato fattori e comportamenti che devono servire da lezione non solo ai cittadini del Regno Unito, ma anche ai cittadini europei che tra il 23 ed il 26 maggio di quest’anno andranno a votare per rinnovare il Parlamento e ancora oggi non sanno se l’Inghilterra ne farà parte oppure no, con tutto ciò che ne consegue.
Benchè sia inutile piangere sul latte versato e sia verosimile che se oggi si rivotasse vincerebbe il remain nell’Unione europea, il problema adesso va oltre il restare o uscire dalla Ue.
Si chiama Regno Unito ma oggi è più disunito che mai e, anzi, rischia di uscirne mutilato per effetto della stessa logica referendaria che gli scozzesi sono pronti ad utilizzare per rimanere nell’Unione europea, come desidera la maggioranza dei suoi cittadini.

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Bisogno di buon governo e di lavoro, non di propaganda e “manovre”

Chi ci aveva promesso, improvvidamente, un 2019 bellissimo, non ha la forza morale e l’onestà intellettuale per ammettere di aver sbagliato.
Anzi, continua a sostenere di aver effettuato una “manovra espansiva” che, prima o dopo, darà i suoi frutti.
Intanto la crescita zero è sotto gli occhi di tutti, con implicazioni di segno opposto allo stupido ottimismo che offende l’intelligenza e induce il governo ad usare armi di distrazione di massa come l’ennesima Commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche.
Non certo per “scoprire” cose che già non siano note, ma per fare campagna elettorale contro chi ha governato prima, utilizzando qualche urlatore specializzato nell’arte della strumentalizzazione e della disinformazione.
Demagogia all’ennesima potenza per sviare l’attenzione dalla preoccupante situazione economica e da quella finanziaria che registra la continua crescita del debito pubblico.
Anziché risposte adeguate, ci troveremo di fronte a problemi aggiuntivi rispetto a quelli che già avevamo e conoscevamo, che nessuna misura di quelle messe in atto dal governo è in grado di risolvere.

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Il filo conduttore tra presente e futuro

Le problematiche connesse agli accordi tra Italia e Cina, che fanno tanto discutere, vanno al di là del loro contenuto.
Dimostrano quanto poco credibile sia il governo giallo verde che, da un lato critica l’Europa perché non decide su questo o quel problema, e dall’altro va per conto proprio impedendo alle istituzioni dell’Unione di agire a nome e per conto dei Paesi aderenti.
Evidentemente non è lontana dal vero Angela Merkel, quando chiede a Conte: perché non vi coordinate e fate accordi da soli?
A prescindere, si fa per dire, dalla credibilità persa a livello europeo, è più verosimile che l’andare per conto proprio comporti più svantaggi che vantaggi per l’Italia e gli italiani.
Se ciò nonostante il governo insiste su questo atteggiamento, il perché risiede nel vantaggio che Le è 5 Stelle ritengono di ricavarne alle prossime elezioni europee, che molto probabilmente sanciranno il capolavoro mai registrato di un partito che pur avendo il timone del governo porta acqua al mulino del suo alleato minore, che diventa maggiore.
Cos’altro poteva desiderare di meglio la Lega di Salvini?