Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Prima le persone fragili

Dal punto di vista sanitario e organizzativo assistenziale, l’Italia ha dimostrato di essere un Paese complessivamente fragile che non ha saputo tutelare e curare al meglio le persone naturalmente e clinicamente più fragili che sono gli anziani.
Si spiegano così gli oltre 50 mila morti per Covid in Italia, che in proporzione ai 16 mila della Germania (con 83 milioni di abitanti rispetto ai nostri 60 milioni), qualcosa su cui riflettere la dicono.
Ci dicono che le persone vanno curate prima e per evitare di entrare in ospedale.
Curare il Paese e le sue istituzioni con la finalità di migliorare la qualità della vita delle persone è il problema dei problemi che richiede risposte non limitate all’emergenza.
È inutile perdersi in discussioni interminabili sul prima e sul dopo, chi governa o dirige organismi e strutture che incidono sulla vita dei cittadini sa, deve sapere, che si decide sempre in funzione di un risultato atteso nel futuro prossimo.
Non del futuro futuribile che non arriva mai, ma quello dei progetti verificabili dalle persone, dal punto di vista del lavoro, dei servizi, dell’organizzazione complessiva della vita sociale.
Le fragilità sono di vario tipo e richiedono risposte di sistema, strutturali, civili e culturali.
Senza un adeguato sviluppo economico sono destinate ad accentuarsi, come dimostra la pandemia, dalla quale non se ne esce solo dal punto di vista sanitario.
Questa è la conditio sine qua non per tornare a vivere pienamente, ma le aziende non tornano a vivere semplicemente perché rialza una saracinesca, riaprono i cancelli o gli uffici.

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Presente e futuro in cerca di sintesi virtuosa

Dove sono gli statisti che non pensano alle prossime elezioni ma alle prossime generazioni?
Che si spendono per aprire la strada a un futuro diverso?
Uno, in posizione strategica, per fortuna c’è.
È il Presidente della Repubblica Mattarella, che fa quel che può, non può fare ciò che compete ad altri e altre istituzioni: Governo, Parlamento, Regioni, Città metropolitane, Enti locali.
Si muove nel rispetto e a tutela della nostra preziosa Costituzione.
C’è solo da immaginare cosa succederebbe in Italia se al suo posto ci fosse una persona proveniente dalla stessa famiglia politico culturale di Antonino Spirlì, presidente provvisorio della Calabria dopo la morte prematura della Presidente eletta Jole Santelli.
Politici senza cultura politica adeguata che fanno il paio con quelli del nord che usano la politica e le istituzioni per promuovere affari, che si dichiarano sovranisti ma svendono la dignità e la sovranità nazionale.
L’Italia paga anni e anni di dissennata demagogia e antipolitica che hanno invaso anche le istituzioni, e oggi se ne vedono i risultati.
Il più evidente dei quali è una classe politica piena di “dilettanti allo sbaraglio” che alzano la voce e mettono veti.
Il colpo di fortuna derivante dal colpo di sole di Salvini che ha permesso a Conte di rinascere a nuova vita, e al Paese di respirare, ha prodotto indubbiamente dei risultati ma non ha ancora generato la svolta di cui l’Italia ha bisogno.
È vero che i nostri problemi storici vengono da lontano e non si possono risolvere in quattro e quattr’otto; ma il contesto politico istituzionale, italiano ed europeo, economico e sociale, è tale non solo da richiedere scelte coraggiose ma di esigerle.

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Scienza e Coscienza per il futuro dell’Italia

Ascoltare la scienza e agire in coscienza dovrebbe essere la norma. Sempre.
Soprattutto quando ci si trova di fronte a problemi grandi e complessi, eventi catastrofici e pandemie devastanti, come quella in atto che continua a mietere vittime, a stressare il sistema sanitario, a prolungare e aggravare la crisi economica e sociale.
Giallo, arancione e rosso sono i colori della sofferenza che rispecchiano il diverso tasso di contagio, ma anche una articolata realtà ospedaliera, organizzativa e culturale da regione a regione -talvolta anche da provincia a provincia-, che rende tutto più difficile.
L’Italia è una, le “situazioni” sono diverse e necessariamente le risposte immediate devono essere calibrate.
Sarebbe facile dire che bisognerebbe centralizzare tutto, ma l’autonomia in sè non è un male, anzi.
Lo diventa se si tramuta in esercizio del potere che perde di vista la responsabilità istituzionale che non è di parte e che, nel caso del Coronavirus, è quella di tutelare la salute dei cittadini e con essa la prospettiva della ripresa economica e la cura delle lacerazioni sociali.
Una visione strategica di più ampio respiro che la pandemia rende ancor più impellente.
Urge alimentare la speranza di potercela fare con uno sforzo corale e una partecipazione collettiva senza precedenti, nel momento in cui la fatica, anche psicologica, è già tanta.
Non ci sono alternative.
Dobbiamo farcela anche se non mancano cattivi esempi e maestri che aizzano, “competono”, si scagliano e fomentano, come il presidente (per fortuna provvisorio) della Regione Calabria che si scaglia contro l’ipotesi di avvalersi del prezioso contributo del fondatore di Emergency, Gino Strada.

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Pazienza, coerenza, Biden…

Avevo già scritto il testo che segue, quando sabato sera è arrivata la splendida notizia che ufficializza la vittoria di Joe Biden, nuovo Presidente degli Stati Uniti d’America. I problemi non cambiano, ma si torna a respirare. Chi scrive è semplicemente felice

Non è un momento facile.
Anzi, è piuttosto faticoso e complesso.
I motivi li conosciamo, ci accomunano, ma lo viviamo in maniera diversa, a seconda della condizione personale, famigliare, lavorativa, economica, psicologica e sociale.
Se da mesi ci ripetiamo le stesse cose, con risultati alterni, una ragione c’è, ed è quella che il virus è tornato ed essere come prima e peggio di prima.
Prima era circoscritto ad alcune regioni, e provincie in particolare. Adesso è nazionale, sia pure non uniformemente diffuso, così come uniforme non è il Servizio Sanitario, la struttura ospedaliera, i pronto soccorso e i reparti di terapia intensiva del nostro Paese.
Non avevamo (e ci avevano) detto che il riequilibrio, risanamento e rilancio dell’Italia passa attraverso la ri-strutturazione con relativo potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale?
Ci vuole tempo, d’accordo, ma a volte si ha l’”impressione” che il tempo non lo si utilizzi bene per effetto di pressioni comprensibili che i rappresentanti delle istituzioni, i Presidenti di Regione, i Sindaci delle grandi Città, non possono ignorare ma certo non devono subire.
Soprattutto quando ci si trova di fronte a numeri che parlano da soli, dietro i quali ci sono persone contagiate che possono contagiarne altre fino a generare una situazione potenzialmente ingovernabile.
Esattamente quello che bisogna evitare con la collaborazione (e nell’interesse) di tutti.