Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

giovanni foto 200 2019 trasp

Smart working: oltre l’emergenza, tra l’”io” e il “noi”

La decisione del Governo di prorogare lo Stato di emergenza a tutto il 2020 implica una serie di misure collaterali e, tra queste, la prosecuzione del lavoro da casa.
Sperimentato senza preavviso e adeguata preparazione da milioni di dipendenti pubblici e privati da quando il Paese ha preso atto di trovarsi di fronte a una pericolosissima pandemia.
L’Italia è andata avanti grazie alle lavoratrici e ai lavoratori che non sono mai rimasti a casa, ai quali va la nostra infinita gratitudine, ma anche -diciamolo realisticamente-, per merito di milioni di persone che hanno potuto e saputo lavorare assiduamente da casa.
Grazie al buon utilizzo della tecnologia, sono stati assicurati servizi, prestazioni, informazioni, assistenza e quant’altro, certo non sempre a livelli ottimali ma complessivamente adeguati per fronteggiare l’emergenza.
Abbiamo applicato lo smart working da quando è stato decretato il Lockdown?
Personalmente credo che la risposta retrospettiva debba essere necessariamente diversa da quella riguardante la prospettiva futura, nel senso che spetta alle parti sociali e alle organizzazioni sindacali in particolare il compito di includere nella contrattazione collettiva anche questa modalità di lavoro.
Gestire l’emergenza più acuta, convivere con il virus fino a quando sarà pericolosamente presente e nel contempo andare oltre mettendo a frutto l’esperienza e le criticità emerse prima e durante il Coronavirus, sono momenti diversi che richiedono chiarezza di idee sull’interazione tra la tecnologia, l’organizzazione del lavoro, la prestazione individuale, la vita sociale e collettiva.

giovanni foto 200 2019 trasp

L’Italia di fronte al semestre di Angela Merkel

Comunque vada e chiunque ci sia (o ci sarà) al governo, ci vorrà del tempo, nella migliore delle ipotesi, per “raddrizzare” l’Italia.
Il tempo non è una variabile secondaria, ma un fattore decisivo rispetto alla governabilità della crisi.
Oltre una certa soglia la gente non capirà più le tattiche, i rinvii, i “ni” che non sono dei sì e nemmeno dei no, il chiedere soldi ma non prendere quelli immediatamente disponibili.
Il Governo non mostra ancora di avere le idee chiare sul come riassumere, in proiezione futura, i problemi pre-Covid e quelli che l’epidemia ha aggiunto e fatto esplodere.
Supererà la prova solo se saprà mettere in campo un poderoso piano di investimenti utilizzando tutte le risorse disponibili, con la partecipazione e il coinvolgimento equilibrato dei lavoratori tramite il Sindacato e delle imprese tramite le Associazioni imprenditoriali.
Chi pretende di semplificare, annullando diritti e regole, interpretando la flessibilità come nulla osta affinché il datore di lavoro possa assumere come meglio crede e licenziare quando vuole, percorre vecchie strade che non hanno mai creato nuova occupazione nè eliminato la grave macchia del sommerso e dell’illegalità.
Oggi esistono le condizioni affinché il 2° semestre del 2020 sia quello di una significativa svolta in Europa, anche per effetto della presidenza di turno della Germania e del ruolo di Angela Merkel.
L’Italia può, e a mio parere deve, cogliere questa straordinaria occasione per dare finalmente una risposta di sistema ai suoi squilibri strutturali, ai quali sono connessi fenomeni tristemente famosi e devastanti come quello della criminalità organizzata, causa ed effetto di arretratezze che pesano sull’intero Paese e di cui, una volta per tutte, bisogna farsi carico con progettualità e lungimiranza.

giovanni foto 200 2019 trasp

Idee chiare e nervi saldi

La certezza che le scuole riapriranno “regolarmente” a settembre con l’accordo di Stato e Regioni è una buona notizia.
Rafforzata da un miliardo di euro per assumere più docenti, personale di supporto e “altro”.
Un conto è chiedere al governo di “far presto e bene”, altra cosa, obiettivamente, è decidere secondo scienza e coscienza quando c’è di mezzo la salute delle persone, dei bambini e dei ragazzi in particolare.
Purtroppo perdura l’antagonismo politico pregiudiziale che privilegia la politica del contro nel momento in cui servirebbe di più quella della collaborazione per il superiore interesse della collettività.
Personalmente penso che i tempi siano maturi per dare una direzione chiara allo sviluppo economico e sociale del Paese, attraverso una presenza più incisiva dello Stato, il quale ha il diritto-dovere di fissare obiettivi e condizioni quando mette a disposizione denaro pubblico.
Oggi di tutto c’è bisogno tranne che del “fare in fretta” senza sapere “cosa”.
Si può dire che il Governo abbia le idee chiare sul rilancio dell’economia in funzione della ri-costruzione e ri-strutturazione dell’Italia durante e dopo il Covid?
Qualcosa si intravede ma ancora non ci siamo, nonostante le consulenze, gli Stati generali e la robusta task force di cui si è avvalso il Presidente del Consiglio.
Questo non significa che le spinte e le indicazioni emerse non siano servite e non serviranno a niente.
Significa però che anche le migliori proposte non si possono sostituire alla volontà delle forze politiche e alle responsabilità di governo, il quale, per decidere, deve arrivare a sintesi.
Cosa che non riesce a fare in modo lineare.

giovanni foto 200 2019 trasp

Che Paese vogliamo diventare?

La democrazia ha un rapporto problematico con il tempo.
Non sarebbe più democrazia se uno decidesse per tutti come e quando vuole.
Un problema che invoca risposte realistiche, non demagogiche come quelle ipotizzate da chi pensa di semplificare negando la complessità degli interessi in campo, i diritti e le garanzie che, di volta in volta, nei diversi ambiti, riguardano tutti.
Tutti siamo interessati alla ricostruzione, ma il come è importante tanto quanto il cosa fare se l’obiettivo è quello di utilizzare le ingenti risorse finanziarie in arrivo dall’Europa per ri-strutturare l’Italia.
L’esempio della ricostruzione del Ponte Morandi di Genova va spiegato bene, non al contrario, come si tenta di fare per giustificare l’assurda richiesta di abolire il “codice degli appalti”.
Quel ponte è stato ricostruito dallo Stato dopo che interessi e logiche private lo hanno fatto crollare. Chiaro?
Il commissario per la ricostruzione coincidente con la figura del Sindaco della Città rappresenta lo Stato che in prima persona si assume la responsabilità di ricostruire a regola d’arte un’opera pubblica di primaria importanza.
I riflettori dell’Italia intera, l’emozione derivante da quella incancellabile tragedia e lo straordinario interesse per il ripristino della viabilità, non smentiscono ma confermano la necessità della trasparenza, della certezza dei tempi di consegna dell’opera, dei costi e soprattutto della sicurezza.