Brevi riflessioni settimanali del Presidente della UILTuCS Lombardia

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Conflitto e democrazia

Il conflitto politico e sociale, in democrazia e per lo sviluppo della democrazia, è fisiologico e benefico. Ciò è storicamente dimostrato, sia dal punto di vista economico che da quello sociale, oltre che politico e soprattutto umano.
Se, nonostante tutto, apparteniamo alle società più aperte e sviluppate del mondo, lo dobbiamo al conflitto storico tra il capitale e il lavoro delle persone, con tutto ciò che lo motiva e ne consegue in termini di sviluppo della democrazia sostanziale, il cui destino è quello di perseguire un fine, ma non avere mai fine.
In ogni momento, in ogni contesto si lotta per migliorare la qualità della vita delle persone, anche e soprattutto attraverso il lavoro e tutti quei servizi che rendono concreto il principio di pari opportunità.
Questo però non significa che ogni forma di conflitto sia costruttiva e abbia questa finalità, anzi.
Oggi siamo alle prese con movimenti politicamente reazionari che, in definitiva, si propongono di ostacolare lo sviluppo della democrazia sostanziale, cioè il miglioramento della qualità della vita di tutti, anche attraverso una equa distribuzione e ridistribuzione della ricchezza mediante il lavoro e una fiscalità calibrata.
Il conflitto vero, dunque, si verifica in primo luogo tra chi lotta per i contenuti politici, economici e sociali riguardanti la vita delle persone che per vivere hanno bisogno di lavorare e chi, di fatto, vi si oppone con argomenti, linguaggi e comportamenti che cozzano contro i diritti fondamentali della persona sui quali è stata architettata la nostra Costituzione.

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Che cos’è un posto di lavoro?

Spesso ci troviamo di fronte al problema delle “priorità”. Cosa è possibile o conviene fare prima, e cosa dopo.
Ma non sempre la realtà permette di governare in modo prevedibile.
Hai voglia di programmare di fronte a una crisi internazionale spaventosa, al centro delle quali ci sono le armi e i rapporti di forza nella versione più cruda e violenta. O di fronte a fatti e crisi di varia natura, impreviste e imprevedibili.
Programmare si può e si deve, ma sempre sulla base di una ispirazione.
Forse è questa l’”anima” di cui tanto si parla a proposito del governo cosiddetto giallo-rosso.
La si chiami come si vuole, ma chi governa deve far capire al Paese dove vuole andare. Da questo punto di vista non ci siamo (ancora).
Se da un lato è giusto riconoscere le difficoltà del passaggio dal precedente Governo al Conte 2, coincidente con l’approvazione di una difficile legge di bilancio con margini finanziari limitati; dall’altro si aspetta ancora il salto di qualità sul terreno della politica economica e sociale, con al centro il lavoro.
Lavoro nel senso pieno dei suoi molteplici significati.
O il Governo si dà questo respiro, senza nulla togliere ai problemi internazionali e alle questioni politiche dell’“alleanza” che lo ha fatto nascere, oppure saranno problemi seri.
Il Sindacato continuerà a lottare per sviluppare le prime misure fiscali adottate per valorizzare il potere d’acquisto delle retribuzioni medio basse dei lavoratori dipendenti.

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Grazie Presidente Mattarella

Anno nuovo, litigi, contrasti e pregiudizi vecchi.
Ma come si fa a perdere la speranza dopo aver ascoltato il discorso di fine anno del Presidente della Repubblica?
Ci ha fatto sentire meglio e perfino orgogliosi di essere italiani, nella comune convinzione di vivere in un Paese che ha grossi problemi, eppur tuttavia è ricco di storia, di cultura e di “risorse umane” in grado di affrontarli e risolverli.
Altro che discorso “mellifluo”.
Bisogna per forza gridare, minacciare e insultare, per farsi “sentire”?
Il suo è stato un discorso carico di significato complessivo e di messaggi specifici che hanno sollevato il morale di quanti, pur non essendo pessimisti per vocazione, si rendono conto che siamo condizionati da problemi consolidati di non facile e immediata soluzione, che una parte consistente dello schieramento politico non aiuta a risolverli, bensì cavalca per trarne beneficio.
Questa è la malattia principale di cui soffriamo, opposta al principio di responsabilità richiamato dal capo della Stato nel contesto di una riflessione unitaria in cui, tra l’altro, ha parlato di lavoro correttamente retribuito.
Lo ha fatto mettendo il dito in una piaga che ha urgente bisogno di essere curata da “medici competenti” e con medicine appropriate, piuttosto che da politici e con rimedi improvvisati che rischiano di aggravare il problema. Una piaga che molti giovani, ma non solo giovani, vivono in maniera umiliante sulla propria pelle, anche in virtù del fatto che, a mio parere, gli sgravi contributivi non vengono equamente ripartiti tra imprese e lavoratori.

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Buon 2020

Nella dimensione nazionale il 2019 sarà ricordato come l’anno della crisi tra Lega e M5S e, di riflesso, come l’anno dell’insperato e disperato “accordo di governo” tra i 5 stelle e il Partito Democratico, dal quale, subito dopo, si è distaccato il rottamatore Renzi, con la convinzione di continuare a recitare un ruolo da primo attore.
Imitato da altri personaggi che hanno deciso di creare nuovi partiti e raggruppamenti, come probabilmente farà Lorenzo Fioramonti dopo le dimissioni da Ministro dell’Istruzione Università e Ricerca, in contrasto con il suo, ormai ex, partito.
Disaggregazioni in vista di nuove aggregazioni?
Può darsi, è probabile e perfino auspicabile, ma intanto continua la frammentazione del quadro politico che non favorisce la governabilità basata su un programma unitario riconoscibile e riconosciuto dall’intera maggioranza di governo.
Fino a quando potrà reggere un equilibrio così fragile?
Ci sarà la svolta preannunciata dal Presidente del Consiglio, o si continuerà a galleggiare in attesa di “eventi”?
Presto capiremo se il Governo troverà in sè stesso la forza di andare avanti fino e oltre l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica in programma nel 2022.
Nell’incertezza sul futuro prossimo, a tutto si da un significato esagerato e così sarà certamente per il risultato delle elezioni in Emilia Romagna e in Calabria alla fine del prossimo mese di gennaio.
Quanto meno per il valore psicologico e per l’eventuale scarico di responsabilità sul “come” ci si è arrivati.