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Vaccini e brevetti, ma intanto si continua a morire nei luoghi di lavoro

Si continua a morire nei luoghi di lavoro.
Non per mera fatalità, che può accadere, ma solo in minima parte.
Le morti sul lavoro si verificano perché molte aziende e le loro associazioni sanno chiedere e prendere sgravi e decontribuzione, ma non adempiono all’obbligo, anche di legge, ma in primo luogo morale, di adottare dispositivi tecnologici adeguati, formazione e informazione mirata, di riconoscere concretamente il ruolo dei Rappresentanti dei Lavoratori alla Sicurezza, ai quali spesso si nega perfino la conoscenza e la consegna del Documento di Valutazione dei Rischi.
Troppa ipocrisia, le responsabilità sono chiare.
La doverosa lotta alla Pandemia rischia di rappresentare il paravento di quello che si dovrebbe fare e non si fa: lo confermano i morti nei luoghi di lavoro degli ultimi giorni.
Luana era un’apprendista. Apprendista!
Da pagare poco e con la decontribuzione prevista, ma alla quale chiedere molto, ovvero di lavorare a pieno ritmo e carico di lavoro, con il solito ricattino finale della conferma lasciata alla unilaterale decisione del datore di lavoro.
Semplicemente assurdo, ma tristemente vero.
Troppa ipocrisia. Basta con la retorica dei padri contro i figli, dei non tutelati per responsabilità di quelli che ragionevolmente lo sono.
Basta con queste cavolate ripetute a pappagallo per sentito dire da persone che non conoscono realmente il mondo del lavoro, e tra queste ci metterei anche il buon Draghi.
Le tutele ragionevoli e realistiche si estendono, non si tolgono a chi le ha attraverso una miserabile colpevolizzazione.

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