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Europa

L’Europa c’è.
C’è e ci sarà. Non perché conviene a pochi privilegiati ed ai cosiddetti euroburocrati, ma perché la stragrande maggioranza dei cittadini si rende conto che sarebbe peggio lasciarla o distruggerla.
Molto meglio lavorarci dentro per cambiarla, rendendola più democratica e sociale e facendo scaturire miglioramenti per il lavoro, per il welfare, per la sicurezza e l’ambiente, più sicura e prospera, come mai potrebbe esserlo attraverso l’autarchia proposta dai nazionalisti che oggi si definiscono sovranisti.
Lo dimostra, ad abundantiam, il disorientamento, se non il pentimento, della maggioranza dei cittadini del Regno Unito che sentono la brexit come un problema piuttosto che come soluzione di quelli supposti o reali.
Ormai mancano poche settimane alle elezioni, è il momento in cui tutti devono assumersi le proprie responsabilità.
Il futuro non è figlio di nessuno, bensì del nostro spingere la storia verso una direzione o l’altra: più umanesimo o chiusura autoritaria, più diritti e uguaglianza o muri e discriminazioni, più tolleranza o intolleranza, più propensione alla sintesi che tiene insieme o malintesa concezione di un’autonomia che non ha più senso da molteplici punti di vista.

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