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Esempi da non seguire, ideali da coltivare

Un uomo che muore soffocato con la testa schiacciata per terra dal ginocchio di chi rappresenta la legge e lo Stato, non può essere considerato vittima di un incidente.
George Floyd è stato ucciso -violentato anche se non moriva- da un “sistema” che tollera, prevede e accetta comportamenti discriminatori nei confronti delle persone di colore.
Non si può non essere d’accordo con Barack Obama quando dice che “nulla di tutto questo dovrebbe essere normale in America”.
Purtroppo lo è nel Paese economicamente e militarmente più potente del mondo.
Ben rappresenta l’anti illuminismo di un Presidente chiaramente inadatto come Trump, il quale si fa perfino e giustamente “censurare” da Twitter, per le frasi avventate e pericolose pronunciate.
D’altra parte ci sarà pure un motivo se due terzi delle vittime del Coronavirus negli Stati Uniti sono afroamericani.
Dobbiamo stare attenti però a non confondere i popoli con chi li governa.
Se oggi il mondo è più confuso e instabile di prima lo dobbiamo a dittatori e aspiranti tali che, per conquistare e conservare il potere, sono disposti a tutto.
È fin troppo facile condannare la violenza delle vittime di inammissibili discriminazioni razziste e di quanti chiedono giustizia a Minneapolis.
Noi siamo e saremo sempre contro la violenza che produce altra violenza e anche cattiva repressione.
Ma chi è l’autore e chi la vittima della violenza in questo caso?
George Floyd non è stato vittima di un incidente, ma di una concezione della legalità viziata da pregiudizio razzista che considera con sospetto i cittadini di colore sottoposti a vigilanza e trattamenti particolari.
Non è questa l’America della Libertà che abbiamo imparato ad amare.

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