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Per un Paese più sociale e coeso

La guerra è anche guerra di parole.
Spettacolo deprimente e campagna elettorale di posizionamento.
Anziché informare e approfondire, si preferisce chiedere alle persone se sono favorevoli o contrari all’invio delle armi e si riparte dalle “risposte” semplificate che non servono a nulla, dal momento che l’invasione dell’Ucraina obbligava e tuttora obbliga ad agire tempestivamente.
In che mondo vivremmo se di fronte all’invasione violenta di un Paese si dovesse registrare la passiva accettazione della “vittoria” sul campo di battaglia del più forte e prepotente?
Abbiamo il diritto-dovere di partecipare come cittadini, sulla base delle nostre premesse di valore, che escludono la guerra “come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”, come ha fatto la Russia nei confronti dell’Ucraina.

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