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La filosofia degli appalti che svalorizza e discrimina

Tra la parola appalti e una serie di fenomeni negativi - tra i quali la corruzione, la concorrenza al ribasso che si ripercuote sulle persone, la svalorizzazione e la disarticolazione del lavoro -, il rapporto, purtroppo, è stretto.
Chi lavora nelle imprese appaltatrici ha mediamente stipendi e tutele inferiori, carichi e ritmi di lavoro più pesanti, delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti delle imprese appaltanti, anche perché le prime, col tacito consenso del committente, applicano il CCNL che preferiscono, cioè quello che costa meno.
Una prassi irresponsabile e di comodo molto diffusa nelle catene alberghiere che danno in appalto la pulizia e il riordino delle camere, all’interno delle quali si è sviluppata una realtà lavorativa che penalizza fortemente le lavoratrici e i lavoratori delle imprese appaltatrici, anche mediante forme di cottimo illegale che i titolari e i direttori d’albergo fanno finta di non vedere.
Così come fanno finta di non vedere gli abusi e i soprusi a danno delle lavoratrici che, di fatto, costituiscono la stragrande maggioranza del personale addetto al riordino delle camere.
Altro che pari opportunità. Siamo di fronte a una discriminazione collettiva all’interno della quale ci sono le discriminazioni e le minacce individuali, mirate ad ottenere il risultato richiesto, in termini di numero di camere in un tempo pre-stabilito, con tutto ciò che ne consegue dal punto di vista disciplinare e del contenzioso, anche legale, per contrastare i provvedimenti punitivi delle imprese.

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