giovanni foto 200 2019 trasp

Lavoro, cambiamento e futuro

Curare l’Italia e prendersi cura delle persone dovrebbe essere la stessa cosa, ma così non è.
A prescindere dal Covid che ha aggravato gli squilibri preesistenti.
Prendersi cura di tutte le persone e di quelle più fragili in particolare, infatti, non è assistenzialismo, è concepire una società inclusiva nella quale c’è posto e lavoro per tutti: per tutte le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare.
Questo obiettivo basilare, però, è in contrasto con il modello di sviluppo neoliberista impostosi negli ultimi decenni, il quale implica una competitività a perdere, cioè selettiva, che emargina, discrimina ed esclude una parte consistente di persone che non trovano posto nel mercato del lavoro e, quando lo trovano, devono accettare condizioni a dir poco difficili.
In quel modello di sviluppo, infatti, non c’è posto per tutti, anzi, un bel serbatoio di disoccupati è funzionale all’abbassamento generalizzato delle retribuzioni e ad imporre carichi e ritmi di lavoro eccessivi alle persone costrette ad accettare, anche quando i datori di lavoro impongono condizioni “fuori norma”.
La guerra tra poveri e disperati, che rende “normale” la concorrenza al ribasso sulla pelle delle persone, scaturisce dalla miserabile assuefazione alla catena della deresponsabilizzazione che dà luogo alla giungla di appalti e subappalti al massimo ribasso e che si tramuta in pesanti condizioni di vita e di lavoro delle persone.
Lo scontro violento tra lavoratori che si contendono il lavoro, avvenuto nella notte di giovedì 10 nel Lodigiano, davanti ai cancelli dell’impresa Zampieri, accusata di sfruttare i lavoratori a 30 euro al giorno e di aver fatto uso illegale di “vigilanti” per picchiare i lavoratori che protestavano, costituisce l’ennesima dimostrazione che appalti, subappalti e false cooperative richiedono misure incisive di bonifica, non solo di carattere normativo.

Leggi tutto...

Dalle Aziende

Dai Contratti