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Conflitto e democrazia

Il conflitto politico e sociale, in democrazia e per lo sviluppo della democrazia, è fisiologico e benefico. Ciò è storicamente dimostrato, sia dal punto di vista economico che da quello sociale, oltre che politico e soprattutto umano.
Se, nonostante tutto, apparteniamo alle società più aperte e sviluppate del mondo, lo dobbiamo al conflitto storico tra il capitale e il lavoro delle persone, con tutto ciò che lo motiva e ne consegue in termini di sviluppo della democrazia sostanziale, il cui destino è quello di perseguire un fine, ma non avere mai fine.
In ogni momento, in ogni contesto si lotta per migliorare la qualità della vita delle persone, anche e soprattutto attraverso il lavoro e tutti quei servizi che rendono concreto il principio di pari opportunità.
Questo però non significa che ogni forma di conflitto sia costruttiva e abbia questa finalità, anzi.
Oggi siamo alle prese con movimenti politicamente reazionari che, in definitiva, si propongono di ostacolare lo sviluppo della democrazia sostanziale, cioè il miglioramento della qualità della vita di tutti, anche attraverso una equa distribuzione e ridistribuzione della ricchezza mediante il lavoro e una fiscalità calibrata.
Il conflitto vero, dunque, si verifica in primo luogo tra chi lotta per i contenuti politici, economici e sociali riguardanti la vita delle persone che per vivere hanno bisogno di lavorare e chi, di fatto, vi si oppone con argomenti, linguaggi e comportamenti che cozzano contro i diritti fondamentali della persona sui quali è stata architettata la nostra Costituzione.

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